Intervistiamo Christopher Allari, noto sul forum con il suo nickname “Fartada”, che ci ha appassionato con il suo entusiasmo e ci desidera raccontare tutto l’amore che ha per il film Ghostbusters e la sua esperienza all’interno del forum.

Cosa rappresenta per te Ghostbusters?
Per me Ghostbusters non è mai stato solo un film. È stato  ed è tuttora un compagno di vita.
Sono nato nel 1984, lo stesso anno in cui uscì il primo capitolo diretto da Ivan Reitman. Una coincidenza che col tempo ho iniziato a sentire quasi simbolica. La mia scoperta però non è partita
dal cinema, ma dalla serie animata. Da bambino guardavo i cartoni e rimanevo incantato: quello non era solo intrattenimento, era un mondo in cui volevo entrare.
Lo zaino protonico, l’Ecto-1, la caserma dei pompieri trasformata in quartier generale, l’omino dei Marshmellow, ogni elemento accendeva la mia immaginazione. I miei genitori iniziarono a
regalarmi i giocattoli e io passavo ore a inventare missioni. Non guardavo Ghostbusters: lo vivevo.
Con un fustino del Dash costruivo uno zaino protonico, con una scatola di scarpe realizzavo una trappola. Uscivo fuori casa e interpretavo il mio Ghostbuster personale, catturando fantasmi
invisibili ma assolutamente reali nella mia testa.
Poi arrivarono i film. Il primo lo vidi successivamente, ma nel 1989 vissi al cinema l’uscita di Ghostbusters II. Quella fu un’emozione enorme: era come vedere sul grande schermo qualcosa che
fino a quel momento avevo abitato con la fantasia.
La passione è cresciuta insieme a me. Sono arrivati i videogiochi dai tempi del Nintendo 8 bit fino alle versioni più moderne e ogni nuova uscita era un modo per rientrare in quell’universo. Poi sono arrivati nuovi capitoli cinematografici: Ghostbusters, Ghostbusters: Legacy e Ghostbusters: Minaccia Glaciale. Ogni volta non era solo curiosità: era la sensazione che qualcosa che mi
accompagna da sempre stesse continuando a crescere, proprio come me. Oggi guardo indietro e mi rendo conto che non è stata e non è una passione passeggera.

È una presenza costante. E lo è ancora. Non è rimasta chiusa in un ricordo d’infanzia: si è evoluta, si è adattata, ha trovato nuovi linguaggi, nuove forme.

Ghostbusters per me rappresenta immaginazione, ironia davanti alla paura, senso di squadra ma soprattutto rappresenta continuità. È una di quelle rare cose che attraversano le fasi della vita senza perdere significato. Non è solo qualcosa che ho amato da bambino è qualcosa che continuo a scegliere, ancora oggi.

Raccontaci la tua attività ed esperienza nel Forum di 20 anni
La mia esperienza con il forum di Ghostbusters Italia è iniziata tra il 2007 e il 2008 e fino a quel momento Ghostbusters era qualcosa di profondamente mio.
Con il forum ho scoperto che non ero solo e per me è stato uno shock bellissimo.
Ricordo ancora l’emozione nel vedere ragazzi italiani con zaini protonici funzionanti, trappole, divise complete. Non erano più solo immagini viste nei film: erano persone reali che stavano
vivendo il mio stesso sogno. In quel momento ho capito che forse quel sogno poteva diventare concreto anche per me.
Il primo vero incontro dal vivo è stato nel 2008 a Lucca Comics & Games. Lì ho conosciuto Piero Castiglia e gli altri ragazzi del forum. Erano tutti in divisa, con lo zaino sulle spalle. Quando ho
avuto la possibilità di indossarne uno per la prima volta, è stato qualcosa di indescrivibile è una sensazione che solo chi l’ha provata può capire: quando indossi lo zaino, la divisa, la cintura… ti
senti davvero parte di quell’universo. È un’energia fortissima, quasi euforica. Una famosa battuta del film dice: “Quando qualcuno ti chiede se sei un dio, tu devi dire sì.” E in quel momento capisci esattamente cosa significa.

Dal 2009 ho iniziato anch’io a indossare la divisa. Prima la cintura, poi pian piano gli altri pezzi, fino ad arrivare allo zaino funzionante. Non l’ho mai vissuto come un semplice cosplay: per me è
sempre stata la realizzazione concreta di un sogno nato da bambino, quando costruivo lo zaino con un fustino del Dash nel giardino di casa.
Negli anni abbiamo partecipato a tantissimi eventi, fiere, raduni, abbiamo festeggiato insieme l’uscita del videogioco del 2009, realizzato fan film, condiviso progetti, costruito attrezzature
sempre più accurate. Nel 2014 la realtà del forum è diventata ufficialmente un’associazione culturale, aprendo nuove possibilità organizzative e creative.
Come in tutte le realtà che durano nel tempo, il gruppo è cambiato. Alcuni si sono allontanati, altri si sono avvicinati. Ma lo spirito non è mai venuto meno.
Per me quella non è mai stata soltanto una community. È diventata una seconda famiglia.
Con loro ho vissuto momenti che vanno oltre l’evento in sé. Sono istanti in cui la quotidianità si ferma, in cui le preoccupazioni spariscono. Quando indossiamo la divisa e accendiamo gli zaini, io ritorno simbolicamente nel mio giardino da bambino. Solo che oggi quello zaino ha luci, suoni, dettagli realistici. È il sogno che ha preso forma.
In questi vent’anni il forum, e poi l’associazione, sono stati il ponte tra il bambino che giocava da solo e l’adulto che condivide quella stessa passione con una famiglia scelta.
E questo, per me, vale più di qualsiasi evento o fotografia.

Qual è stato il momento più speciale vissuto online o dal vivo?
Se devo scegliere un momento in assoluto, parto dal vivo. L’incontro con Dan Aykroyd a Ghemme, in provincia di Novara, è stato qualcosa che va ben oltre la semplice realizzazione di un sogno. L’evento era legato alla presentazione della sua vodka, la Crystal Head Vodka, ma per noi era inevitabilmente molto di più: era l’occasione di trovarci faccia a faccia con uno dei creatori e protagonisti dell’universo che ci accompagna da tutta la vita.
Finché condividi la passione con una famiglia come Ghostbusters Italia, è già qualcosa di straordinario. Ma quando ti trovi davanti uno degli attori che ha scritto e interpretato Ghostbusters,
una delle menti che ha reso tutto questo un cult mondiale… la dimensione cambia completamente.
Ricordo l’attesa, l’emozione che cresceva minuto dopo minuto. E poi lui, dal vivo. Reale. Presente.
Durante l’evento ha reindossato lo zaino protonico. Noi eravamo lì, vicinissimi. A un certo punto abbiamo gridato tutti insieme “Ghostbusters Italia!” e lui lo ha ripetuto con il suo accento
americano, con quella voce che abbiamo ascoltato centinaia di volte nei film. È stato un brivido collettivo.
Mi sono fatto fare l’autografo su un logo in cartonato, ho la foto mentre firma. Ma al di là dell’autografo, quello che mi ha colpito è stato il peso emotivo di quel momento: davanti a me c’era
una delle persone che hanno reso possibile tutto questo. L’immaginazione, la passione, il percorso che mi accompagna fin dall’infanzia.
È stato un momento quasi commovente. Non era solo incontrare un attore famoso. Era incontrare una delle radici della mia storia personale.
Un altro momento indimenticabile è stato partecipare a un fan film di Ghostbusters Italia, diretto da Federico Anzini. Quando mi è stato chiesto di fare una comparsa ho accettato senza esitazione. Sul set ho vissuto qualcosa che avevo sempre sognato: essere davvero dentro un film di Ghostbusters.
Sono stato anche l’unico ricoperto di ectoplasma in una scena un’esperienza che ricordo con il sorriso. Girare con amici veri, condividere quell’esperienza creativa, vedere poi la prima proiezione con il pubblico… è stato un altro livello di realizzazione personale.
E poi c’è stato il quarantesimo anniversario nel 2024, celebrato a Milano durante un evento organizzato da Sony. Per la prima volta ho visto il primo film insieme ai miei colleghi di
Ghostbusters Italia. Fino a quel momento l’avevo sempre visto da solo o in famiglia, anni prima.
Ma viverlo in sala con loro, recitare insieme le battute, ridere negli stessi punti… è stato come chiudere un cerchio.
Non era solo guardare un film.
Era condividere una parte della nostra storia.
Online, i momenti speciali sono diversi ma altrettanto importanti. Le visioni collettive durante gli anniversari, le riunioni virtuali, gli auguri di Natale fatti da città diverse d’Italia. Sono occasioni che tengono vivo il legame e ricordano che questa non è solo una passione per un film, ma una famiglia che continua a scegliersi, anche a distanza.
Se devo riassumere, il momento più speciale non è uno solo.
È ogni volta che la fantasia dell’infanzia diventa realtà condivisa.

Che consiglio daresti agli appassionati di Ghostbusters di oggi?
In realtà c’è poco da consigliare agli appassionati di Ghostbusters di oggi, perché quello che vedo nelle fiere e negli eventi mi riempie già di speranza.
Vedo famiglie che trasmettono la passione ai propri figli. Vedo bambini di 10 o 11 anni che indossano con orgoglio la divisa e lo zaino protonico. E ogni volta penso a quando avevo la loro età,
quando il mio zaino era un fustino del Dash e la trappola una scatola di scarpe. Noi potevamo solo immaginarlo. Loro oggi possono viverlo davvero.
E questa non è “fortuna sfacciata”. È evoluzione. È il segno che il brand è cresciuto, che il merchandising si è sviluppato, che l’universo Ghostbusters continua a essere vivo e accessibile.
Oggi esistono props ufficiali, videogiochi, nuovi film, gadget di ogni tipo. I ragazzi possono immedesimarsi in modo molto più concreto rispetto a quanto fosse possibile per noi.
Se devo dare un consiglio, è questo: non perdete mai la forza di questa passione.
Ghostbusters non è solo un film. È un legame. È un ponte tra generazioni. È un passaggio di torcia.
La passione che avevamo noi oggi passa a loro, e saranno proprio questi ragazzi a portare avanti il nome di Ghostbusters Italia tra vent’anni, così come noi lo stiamo facendo adesso.
In un mondo che oggi è molto più complesso, più pesante, più difficile da affrontare sotto tanti punti di vista, avere una passione così forte è una fortuna enorme. Permette di trovare amici veri, di condividere esperienze, di alleggerire la quotidianità. Sono momenti che vanno protetti.
Non sottovalutate mai la possibilità di condividere ciò che amate con altre persone. Perché è lì che la passione diventa qualcosa di più grande. Quindi il mio consiglio è semplice: non fermatevi mai. Continuate a coltivarla. Continuate a crederci. E soprattutto, continuate sempre  nel vostro cuore a essere degli Acchiappafantasmi.

Guardando indietro, hai un contributo personale in particolare che ti rende fiero?
Se devo scegliere un contributo personale che mi rende davvero fiero, è il documentario autobiografico che ho realizzato l’anno scorso.
In circa quindici minuti ho cercato di raccontare tutto il mio percorso con Ghostbusters: l’infanzia, i cartoni animati, i giocattoli, l’evoluzione della passione, l’incontro con la community, l’associazione, i props, i videogiochi, i raduni, gli eventi. È stato il modo più sincero che ho trovato per mettere insieme i pezzi di una storia che mi accompagna da sempre.
Quel documentario non è solo un riassunto. È una fotografia di ciò che Ghostbusters rappresenta per me.
Dentro c’è anche una parte personale legata alla mia famiglia. Mio padre ha sempre condiviso questa passione con me, mi ha accompagnato a diversi eventi — compreso l’incontro con Dan Aykroyd a Ghemme — e ha sempre guardato con entusiasmo quello che facevo. Vedere lo zaino acceso, le luci, i dettagli: erano momenti semplici ma significativi.
Per questo il documentario ha assunto nel tempo un valore ancora più profondo. È diventato anche un modo per custodire quei ricordi.
Quando è uscito Ghostbusters: Legacy, con il suo tema legato all’eredità e alla memoria, ho sentito un collegamento particolare. È uno di quei film che riescono a parlare non solo della saga,
ma anche di ciò che resta dentro di noi.
Oltre al documentario, sono fiero di tutto ciò che ho costruito negli anni: la divisa, i props, la partecipazione ai fan film, la mia stanza piena di oggetti — dai prodotti Hasbro fino ai giocattoli originali degli anni ’80 recuperati nel tempo. Non è solo collezionismo: è una parte concreta della mia identità.
Ma se devo riassumere tutto in poche parole, sono fiero di non aver mai smesso di credere in questa passione. Di averla fatta crescere con me. Di averla trasformata in qualcosa di creativo e condiviso. E nel mio cuore, sarò sempre un Acchiappafantasmi.

Come vedi il futuro di Ghostbusters e della sua community, nel mondo e in Italia?
Vedo il futuro di Ghostbusters come qualcosa che continuerà a evolversi, proprio come ha fatto finora.
Negli anni il brand ha dimostrato di sapersi rinnovare: nuovi film, nuovi videogiochi, nuove generazioni di fan. Ogni uscita non è solo un prodotto, ma un’occasione per riaccendere
l’entusiasmo. Lo abbiamo visto con i capitoli più recenti e con il modo in cui hanno riportato l’attenzione anche sulle radici della saga.
A livello mondiale Ghostbusters è ormai un’icona culturale. È entrato nell’immaginario collettivo e difficilmente ne uscirà. Cambierà forma, cambieranno i linguaggi, ma resterà vivo.
In Italia, grazie a realtà come Ghostbusters Italia, vedo un futuro solido. La community è cresciuta, si è strutturata, è diventata associazione culturale, ha prodotto fan film, organizzato
eventi, creato legami veri. E soprattutto sta già passando il testimone alle nuove generazioni. Quando vedo ragazzi di dieci anni indossare una divisa e uno zaino protonico, capisco che il futuro
è già iniziato. L’importante sarà mantenere lo spirito giusto: passione, rispetto, condivisione. Ghostbusters non sopravvive solo grazie ai film. Sopravvive grazie alle persone che scelgono di
portarlo avanti con entusiasmo e cuore.
E finché ci sarà qualcuno disposto ad accendere uno zaino protonico, a gridare “Chi chiamerai?”, a ritrovarsi con amici per condividere questa passione, Ghostbusters continuerà a esistere.
Non è solo una saga. È una comunità. Ed è questo che ne garantisce il futuro.

 

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