Le voci originali tornano a dare vita ai personaggi di The Real Ghostbusters per una speciale recitazione dal vivo di “The Boogieman Cometh”, conosciuto in Italia come “Viene il Babau”. Una serata benefica che, a quarant’anni dal debutto della serie, ci offre anche l’occasione per riflettere sul patrimonio del doppiaggio italiano e sull’importanza di preservarlo per le nuove generazioni.
Sabato 3 ottobre 2026, al Dynasty Typewriter di Los Angeles, The Real Ghostbusters ha festeggiato i suoi quarant’anni con Giving Back with The Real Ghostbusters: A 40th Anniversary Celebration, evento presentato da Saturday Morning Cartoons United in collaborazione con Sony Pictures, Ghost Corps e Ghostbusters Give Back, con una parte del ricavato destinata alla Starlight Children’s Foundation.
Per chi si fosse perso la diretta, la celebrazione dei 40 anni di The Real Ghostbusters è ora disponibile on-demand su Dynasty TV. Il noleggio costa 15 dollari ed è accessibile per due settimane: una parte del ricavato sostiene la Starlight Children’s Foundation.

Una celebrazione perfettamente inserita nello spirito di Ghostbusters Give Back, perché essere Ghostbusters non significa soltanto acchiappare fantasmi: significa anche fare del bene, trasformando la passione di una community in un aiuto concreto per gli altri.
Abbiamo seguito l’evento anche dall’Italia attraverso la diretta streaming, iniziata alle 23:00 ora italiana. Ed è stato molto più di un semplice appuntamento nostalgico.

“Il Bau Bau” torna a vivere sul palco
Uno dei momenti centrali della serata è stata la speciale recitazione dal vivo di “The Boogieman Cometh”, conosciuto in Italia come “Viene il Babau”, uno degli episodi più celebri della serie.
Sul palco sono tornate alcune delle voci legate alla storia di The Real Ghostbusters, tra cui Maurice LaMarche, nuovamente nel ruolo di Egon Spengler, e Laura Summer, prima voce di Janine Melnitz. Al cast si sono aggiunti interpreti e ospiti, tra cui Phil LaMarr nel ruolo di Winston e Derek Mears in quello del Boogieman.

Non è stata semplicemente la lettura di un vecchio copione: interpretazioni, tempi comici e interazione tra gli attori hanno fatto tornare quei personaggi a vivere davanti al pubblico.
E naturalmente non poteva mancare Slimer, portato sul palco da Kevin Mangold, performer del personaggio anche in Ghostbusters: Frozen Empire.
Recitazione, musica e ricordi hanno così trasformato il quarantesimo anniversario in un vero spettacolo dedicato alla storia della serie.

Un’emozione anche personale
Seguire questa serata ha avuto per me anche un significato particolare.
Nel 2019, in occasione del Ghostbusters Day, ho avuto infatti la fortuna di incontrare personalmente Maurice LaMarche, la storica voce americana di Egon Spengler.
Riascoltarlo interpretare Egon sul palco di Los Angeles ha inevitabilmente riportato alla mente quel ricordo.
Il mio legame con The Real Ghostbusters nasce dalle voci italiane con cui abbiamo conosciuto e amato questi personaggi. Negli anni, però, ho avuto anche modo di riscoprire la serie nella sua versione originale e apprezzare il lavoro degli interpreti americani.
Per questo la serata del 40° anniversario ha rappresentato quasi l’incontro tra queste due esperienze: quella di chi è cresciuto con il doppiaggio italiano e quella dell’appassionato che, molti anni dopo, ha scoperto e incontrato anche alcune delle voci originali.
Ascoltare nuovamente LaMarche diventare Egon è stato uno di quei momenti capaci, per qualche istante, di annullare la distanza tra il 1986 e il 2026.
Una “magia tutta italiana”
Ed è proprio il valore della voce a riportarci inevitabilmente in Italia.
Per il nostro pubblico, infatti, The Real Ghostbusters possiede anche un’altra storia: quella delle voci attraverso le quali un’intera generazione ha conosciuto Peter, Ray, Egon, Winston, Janine e Slimer.
Oreste Rizzini come Peter Venkman, Sergio Di Giulio come Ray Stantz, Mario Cordova e successivamente Claudio Capone come Egon Spengler, Gianni Bertoncin come Winston Zeddemore, Cristiana Lionello come Janine Melnitz, Solvejg D’Assunta come Slimer e Marzio Margine come Louis Tully.
Particolarmente significativa fu anche la continuità con alcune delle voci cinematografiche: Rizzini, Cordova e Di Giulio, già legati rispettivamente a Peter, Egon e Ray sul grande schermo, accompagnarono quei personaggi anche nella loro versione animata.
Un patrimonio di interpretazioni e professionalità che ha contribuito a rendere speciale la serie nel nostro Paese. Come ha ricordato Edoardo Stoppacciaro, il doppiaggio rappresenta una vera “magia tutta italiana”.

Dalla memoria al futuro
L’evento di Los Angeles ci lascia quindi una riflessione che va oltre la nostalgia.
Preservare la memoria significa permettere alle nuove generazioni di conoscere ciò che è stato, ma anche utilizzare quella storia per costruire qualcosa di nuovo.
Alcuni degli interpreti italiani di The Real Ghostbusters purtroppo non sono più con noi. Raccogliere testimonianze, materiali e ricordi significa quindi conservare anche un piccolo ma importante capitolo della storia del doppiaggio e della televisione italiana.
E guardando le voci americane riunirsi su un palco dopo quarant’anni, è inevitabile immaginare quanto sarebbe bello poter celebrare anche la storia italiana di The Real Ghostbusters.
Potrebbe avvenire attraverso un’auspicata edizione completa della serie con il doppiaggio storico italiano, in formato fisico o sulle piattaforme digitali. Oppure attraverso un evento capace di coinvolgere gli interpreti ancora con noi e magari anche quelle nuove generazioni di doppiatori che hanno raccolto, nel tempo, l’eredità dei personaggi dell’universo Ghostbusters.
Non si tratterebbe di replicare ciò che è stato fatto negli Stati Uniti, ma di rendere omaggio a tutto il meraviglioso lavoro realizzato per questa serie in Italia, facendo incontrare passato e presente, memoria e futuro.
Negli Stati Uniti quella storia ha ritrovato le sue voci su un palco.
Chissà che, prima o poi, quella stessa magia non possa tornare a vivere anche qui, in Italia.
Perché celebrare quarant’anni significa certamente ricordare.
Ma significa soprattutto preservare quella storia affinché possa continuare a vivere nelle generazioni che verranno.
E noi continueremo a raccontarla.















































































