Torna “Ghostbusters in concert”!

Oggi è stato pubblicato un messaggio importante da Dan Aykroyd: l’evento Ghostbusters in Concert sta per tornare. La nuova stagione organizzata dalla Schirmer Theatrical società di produzione specializzata nello sviluppo di eventi di “cinema sinfonico” (film con orchestra dal vivo), riporta in tour un evento che ha avuto molto successo sin dalle prime date nel 2019, e ora da questo autunno sono già disponibili le prime date del concerto che accompagna il film di Ivan Reitman. Peter M. Bernstein, figlio del premio Oscar e compositore delle musiche del film Elmer Bernstein, dirigerà l’orchestra durante lo show che dura 135 minuti, più intervallo di 20. Nella sezione di ingaggio dell’evento, noterete inoltre che il film è disponibile per la proiezione in lingua originale con diversi sottotitoli anche in italiano. Poiché la stessa compagnia incoraggia i fanclub a contattarla, okay dobbiamo trovarci uno sponsor…
Ghostbusters in Concert, evento durante il quale verrà appunto proiettato e musicato il primo capitolo per intero, al momento interessa il solo territorio statunitense, come da calendario di seguito pubblicato:
8 Ottobre 2022
CHICAGO PHILHARMONIC – Auditorium Theatre, Chicago, IL
8-9 Ottobre 2022
YOUNGSTOWN SYMPHONY ORCHESTRA – Edward W. Powers Auditorium, Youngstown, OH
14-15-16 Ottobre
NASHVILLE SYMPHONY – Schermerhorn Symphony Center – Nashville, TN
27 Ottobre
RENO PHILHARMONIC ORCHESTRA – Grand Theatre, Reno, NV
28 Ottobre
COLUMBUS SYMPHONY – Ohio Theatre, Columbus, OH
29 Ottobre
FRESNO PHILHARMONIC – William Saroyan Theatre, Fresno, CA
SOUTH BEND SYMPHONY ORCHESTRA – Morris Performing Arts Center, South Bend, IN
30-31 Dicembre, 1 Gennaio
MILWAUKEE SYMPHONY ORCHESTRA – The Bradley Symphony Center, Milwaukee.
Ricordiamo che lo score di Elmer Bernstein, già uscito in un cd a tiratura limitata nel 2006, è stato pubblicato su CD e Vinile nel 2019 in edizione rimasterizzata (e ne avevamo parlato qui).
Intanto, ecco il messaggio del co sceneggiatore e star del film Dan Aykroyd:
Qui il trailer dell’evento
Un video “rubato” del concerto, per dare un’idea dell’esperienza.

GHOSTBUSTERS II – Recensione dello score musicale

Inedite per trentadue anni, le musiche orchestrali di Randy Edelman arrivano per la prima volta nei negozi. Ghostbusters Italia le ha ascoltate e ve ne parla, in anteprima mondiale.
Seguendo la scia di rivelazioni sul sempre più vicino Afterlife, lo score musicale di Ghostbusters II (1989) composto da Randy Edelman ha fatto il suo debutto discografico per mano dalla Sony Classical, disponibile in Italia nella versione CD a partire dal 27 Agosto 2021 e in quella vinile, trasparente e rigorosamente “inzaccherata” di melma rosa, dal 10 Ottobre.
In qualche modo distante dagli standard hollywoodiani dei grandi classici, il suddetto riesce nell’intento di replicare, a modo proprio, quanto già degnamente raggiunto dalle musiche del primo capitolo della serie, accostandosi ai toni leggeri della commedia avventurosa e sostenendo egregiamente l’alternarsi serrato tra scene goliardiche e momenti di maggior tensione, senza rinunciare a quel pizzico di mondanità, alla natura brillante che pervade, serena e forse ancor più bizzarra, l’intero lungometraggio.

Di questa prima edizione, la prima cosa che sicuramente salta all’occhio è il numero “esiguo” di tracce contenute, per un totale di 16 disposte non seguendo l’ordine cronologico degli eventi narrati (si apre con A Few Friends Save Manhattan, la suite dei titoli di coda). La maggior parte dei brani sono sì presenti nella film, magari con un missaggio e una disposizione degli strumenti differente, altri sono vere e proprie variazioni o estensioni (A Baby Carriage Meets Heavy Traffic, In Liberty’s Shadow) delle arie che abbiamo solo in parte ascoltato alla visione, oppure inediti, tra i quali si annida più di un riferimento al tema di Ray Parker Jr. (One Leaky Sewer Faucet). A differenza dell’ultima ristampa dello score del primo Ghostbusters di Elmer Bernstein, dove le tracce furono disposte per venire incontro alla capienza massima dei quattro lati dei vinili e l’incoerenza narrativa faceva sentire il suo peso, qui a tutti gli effetti si ha l’impressione di trovarsi al cospetto di un album concepito e ragionato per definirsi tale, con un mood calibrato che riesce a unire con naturalezza i momenti di prorompente agitazione (He’s Got Carpathian Eyes, A Slime Darkened Doorway) a quelli di intima delicatezza (The Sensitive Side of Dana): tutto questo riguardo nei confronti della disposizione dei brani, nonché la presenza di incisioni a primo ascolto registrate per l’occasione, fa pensare che il disco sia stato confezionato per uscire proprio nel 1989, periodo nel quale gli score orchestrali, andando di pari passo con le proprie controparti pop/rock, stavano assumendo una certa importanza nel mercato discografico internazionale e di conseguenza ricevendo un trattamento equo, stimati e richiesti da un pubblico sempre più accorto all’aspetto musicale dei lavori cinematografici. Non siamo quindi davanti a uno score integrale, non sono presenti tutti i brani registrati per il film, ma è altrettanto chiaro che non sia questo lo scopo primario dell’album, così come pensato: totalmente coevo con il periodo di supposta ideazione, mira ad accompagnare l’ascoltatore in un viaggio coerente nel mondo di un’intera pellicola ripresentata al di là dello schermo, lontano dalla frammentarietà dei quei dischi rimpinzati di take ripetitivi, distaccati e tanto cari agli storici e ai collezionisti, qui a contare sono le immagini sonore e le emozioni, la cui elaborazione viene a maggior ragione lasciata nelle mani del punto di raccordo finale, l’ascoltatore, ma non senza il sapiente accompagnamento del narratore, di colui che ha quindi disposto le stazioni in modo tale da rendere il viaggio il più distensivo possibile. Raramente i titoli dei brani non corrispondono per intero alla sequenza musicalmente accompagnata (The Scoleri Brothers), ma questo aspetto, da non sottovalutare se si è in particolar modo abituati alla struttura dei concept album e ai suoi raccordi musicali, può considerarsi decisamente l’ennesimo valore aggiunto di un prodotto anacronistico, vero, ma che può consentire un’immersione mirata, meno macchinosa e più avvincente. La musica di Edelman, alle volte troppo coperta dalle rocambolesche occorrenze, qui risulta invece ritrovare il giusto colore e vivere di vita propria, passa da momenti di assoluta prominenza (Vigo’s Last Stand) a sprazzi di assoluta goliardia (Venkman’s 6th Ave. Strut, un pavoneggiante a là-Randy Newman che “diverrà” la prossima hit estiva di molti), in totale accordo come dicevamo con l’indole dell’opera filmica, tra scherzo e terrore. In conclusione, un piccolo gioiello rimasto in un polveroso dimenticatoio per troppo tempo, finalmente riesumato e libero di raccontare una bella storia così come non l’abbiamo mai sentita prima d’ora, che vi consigliamo di recuperare al più presto.

Andrea Persica